La Francia diventa il primo Paese europeo a vietare per legge l’accesso ai social media ai minori di 15 anni, dopo che martedì 21 luglio il Parlamento ha approvato in via definitiva la proposta di legge presentata dalla deputata di Ensemble pour la République Laure Miller.
Entrambe le Camere del Parlamento francese hanno approvato il testo. Al Senato il disegno di legge ha ricevuto 243 voti favorevoli e 2 contrari, mentre all’Assemblée nationale i voti favorevoli sono stati 279 e quelli contrari 81.
Il quotidiano Le Monde sottolinea che l’approvazione è avvenuta in tempi ristretti, ricordando che il presidente Emmanuel Macron, profondamente coinvolto nella questione, ha fatto pressioni affinché il provvedimento possa entrare in vigore già con l’inizio dell’anno scolastico, a settembre.
“Questo è un grande passo avanti”, ha dichiarato Macron in un video diffuso poco dopo l’approvazione del disegno di legge. “La Francia è all’avanguardia in Europa nella tutela dei nostri bambini e ragazzi. Continueremo su questa strada”, ha aggiunto.
Per essere promulgata, la legge dovrà ora ricevere il via libera del Consiglio costituzionale e potrebbe entrare in vigore per i nuovi account a partire dal 1° settembre.
“La Francia è all’avanguardia in Europa, essendo il primo Paese a istituire una maggiore età digitale per proteggere meglio i nostri bambini online”, ha dichiarato Anne Le Hénanff, ministra delegata per gli Affari digitali.
Il divieto si applicherà agli account già esistenti dopo un periodo transitorio di quattro mesi, a partire dal 1° gennaio 2027. L’obiettivo è consentire alle piattaforme online di condurre una campagna di verifica dell’età di tutti gli utenti, così da identificare gli account appartenenti a minori di 15 anni.
Il testo comprende anche il divieto di utilizzo dei telefoni cellulari nelle scuole superiori, come già avviene nelle scuole elementari e medie.
Diversi parlamentari hanno tuttavia espresso dubbi sulla fattibilità del divieto, dal momento che saranno le stesse piattaforme a dover implementare i sistemi di verifica dell’età.
La deputata comunista Soumya Bourouaha ha invitato alla prudenza alla luce delle esperienze maturate in altri Paesi. “I tentativi degli Stati di attuare una misura simile sono falliti”, ha sottolineato. Secondo la deputata, infatti, i metodi di verifica dell’età previsti dalla legge resterebbero poco chiari a poco più di un mese dalla sua prevista entrata in vigore.
Un esempio delle difficoltà nell’applicazione di simili restrizioni arriva dall’Australia, dove il divieto è entrato in vigore nel dicembre 2025. Secondo le prime rilevazioni, due terzi dei giovani avrebbero trovato soluzioni alternative, ricorrendo, per esempio, all’utilizzo di reti VPN.
I parlamentari socialisti hanno già annunciato che sottoporranno la questione al Consiglio costituzionale, alla luce dei dubbi sollevati dal testo approvato. Il Consiglio dovrà pronunciarsi entro un mese.
Un dibattito a livello europeo
L’iniziativa portata avanti da Parigi è seguita con attenzione da altri Paesi europei e dalla stessa Commissione europea.
Lo scorso 13 luglio, la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha annunciato l’intenzione di porre un freno all’utilizzo dei social media da parte dei minori attraverso una proposta legislativa che sarà presentata subito dopo l’estate e che dovrebbe basarsi su tre pilastri fondamentali: responsabilità delle piattaforme, restrizioni d’età efficaci e introduzione di un’età minima legale per l’accesso ai social.
Von der Leyen ha ricevuto il rapporto del gruppo di esperti sulla sicurezza online dei minori, i cui dati mostrano che i giovani europei trascorrono tra le quattro e le sei ore al giorno davanti agli schermi e che quasi il 60% ha vissuto problemi emotivi o psicosociali online.
Il rapporto arriva dopo che diversi Paesi dell’UE hanno avviato proprie iniziative per proteggere i minori online. Attualmente, le istituzioni europee possono imporre ai colossi del web il rispetto di determinati obblighi in materia di protezione dei minori. I singoli Stati membri, tuttavia, non possono adottare norme in contrasto con il diritto dell’Unione e, alla luce di ciò, la Francia potrebbe essere costretta a modificare la propria legge una volta entrata in vigore un’eventuale disciplina europea.
Lo scorso 10 luglio, la Commissione europea ha preliminarmente concluso che Meta avrebbe violato il Digital Services Act (DSA) attraverso caratteristiche di progettazione di Instagram e Facebook ritenute suscettibili di creare dipendenza.
Secondo l’indagine della Commissione, Meta non avrebbe valutato adeguatamente i rischi derivanti da tali caratteristiche per il benessere fisico e mentale degli utenti, compresi i minori e gli adulti vulnerabili.
“Chi sviluppa un prodotto in Europa ne è responsabile. Le case automobilistiche devono rendere i veicoli sicuri: non ci aspettiamo che siano i bambini a progettare le cinture di sicurezza o i genitori a montare gli airbag a casa. Lo stesso deve valere per Big Tech, grazie alle regole del Digital Services Act”, ha affermato la presidente della Commissione europea.

